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L'intervista

Premessa

L'intervista è pensata per riflettere la sua visione autorevole, bilanciando il rigore scientifico con l'entusiasmo per l'innovazione tecnologica. Ancora una volta la Professoressa Bianca Maria Piraccini ci accoglie con la consueta eleganza e quella vivacità intellettuale che l'ha resa un punto di riferimento globale, non solo per la cura della psoriasi, ma per l'evoluzione tecnologica della diagnostica cutanea. Infatti, l’intervista mira a rappresentare la rivoluzione silenziosa ma potentissima che riguarda l'ingresso dell'Intelligenza Artificiale (AI) nello studio del dermatologo.

D: Professoressa Piraccini, partiamo subito con una suggestione. Se potesse tornare indietro nel tempo e mostrare ai grandi maestri della dermatologia uno smartphone capace di analizzare un neo, cosa pensa che direbbero?

R: Probabilmente penserebbero a una sorta di "specchio magico". La dermatologia è sempre stata la branca più visiva della medicina: i nostri padri fondatori affinavano l'occhio per decenni. Vedere una macchina che "impara" a riconoscere pattern visivi in pochi millisecondi sarebbe sembrato fantascienza. Ma sono certa che ne sarebbero affascinati: l'AI non sostituisce l'occhio, lo potenzia. È come se ci avessero regalato un microscopio invisibile e istantaneo.

D: Professoressa Piraccini, come si sta integrando concretamente l'AI nella pratica clinica quotidiana? È già una realtà o siamo ancora in una fase sperimentale?

R: È già una realtà solida, specialmente nello screening del melanoma e dei tumori cutanei. Utilizziamo sistemi di Digital Dermoscopy avanzati che integrano algoritmi di deep learning. Questi software confrontano l'immagine scattata con database immensi di milioni di casi clinici, fornendo un "secondo parere" immediato. Non è una diagnosi definitiva, ma è un campanello d'allarme incredibilmente preciso che aiuta il clinico a decidere se asportare una lesione o monitorarla.

D: Professoressa Piraccini, Lei è una massima esperta mondiale di annessi cutanei. L'AI può aiutare anche in settori così specifici e complessi?

R: Assolutamente sì. Pensi alla tricoscopia. Analizzare la densità dei capelli o il diametro dei fusti in un paziente con alopecia richiede tempo e precisione millimetrica. L'AI oggi può automatizzare questi conteggi, offrendoci dati oggettivi per monitorare l'efficacia di una terapia. Nelle patologie delle unghie, stiamo iniziando a vedere algoritmi capaci di distinguere tra una banale onicomicosi e un melanoma dell'apparato ungueale, che è una sfida diagnostica difficilissima anche per i più esperti.

D: Professoressa Piraccini, c'è un timore diffuso, sia tra i medici che tra i pazienti: l'AI toglierà "umanità" alla visita medica? Il computer prenderà il posto del dermatologo?

R: Questa è una preoccupazione che sento spesso, ma la mia risposta è un "no" categorico. L'AI gestisce i dati, ma il medico gestisce la persona. La pelle parla non solo di malattie, ma di emozioni, di stile di vita, di paure. Un algoritmo non può cogliere l'esitazione nella voce di un paziente o la complessità di una storia clinica familiare. L'AI ci libera dai compiti più ripetitivi e tecnici, permettendoci di dedicare più tempo all'ascolto. È uno strumento che serve ad aumentare la nostra accuratezza, non a sostituire il nostro giudizio clinico e l'empatia.

D: Professoressa Piraccini, qual è la sfida più grande che dobbiamo affrontare per un uso etico di queste tecnologie?

R: La qualità del dato e l'equità. Se alleniamo un'intelligenza artificiale solo su pelli chiare, non sarà affidabile per pazienti con fototipi scuri. Dobbiamo garantire che l'AI sia democratica e inclusiva. E poi c'è il tema della responsabilità: la decisione finale deve restare sempre nelle mani del medico. L'AI propone, il dermatologo dispone.

D: Professoressa Piraccini, guardando al futuro, diciamo tra dieci anni, come immagina il controllo dei nei?

R: Immagino una prevenzione sempre più personalizzata. Forse i pazienti potranno fare un primo auto-monitoraggio guidato da app certificate che dialogano direttamente con il nostro sistema ospedaliero. Avremo una sorta di "Total Body Mapping" automatizzato che ci segnalerà ogni minimo cambiamento nel tempo, permettendoci di arrivare sempre prima sulla malattia. La tecnologia ci renderà più efficienti, ma il cuore della dermatologia rimarrà sempre lo stesso: la cura del benessere della persona attraverso la sua pelle.

Salutiamo la Professoressa Piraccini con la sensazione che il futuro della medicina non sia fatto di freddi circuiti, ma di una sinergia armoniosa tra il genio umano e la potenza del calcolo.

L'Accademia dei Semplici

Tratto dal SITO

La "Compagnia dei Semplici", nata da un'idea condivisa di Gruppo di persone Semplici e liberi pensatori, si è liberamente costituita in Bologna, il 25 febbraio 2016, senza fini di lucro e senza alcuna appartenenza politica, a struttura che consenta e favorisca esclusivamente legami di amicizia.

La Compagnia si impone come motto la locuzione "Sic et Simpliciter" e assume come logo identificativo il "Nettuno" e il "Pumo", oggetto di ceramica artistica dalla origini antichissime che nella tradizione viene considerato un potente talismano.

Il compito prevalente della Compagnia è quello di esercitare le arti più semplici della natura umana, senza nulla aspettarsi in cambio da alcuno o alcun riconoscimento o alcun elogio. L’obiettivo è quello di recuperare l’essenza dei rapporti umani, eliminando sovrastrutture e preconcetti, promuovere e potenziare ogni e qualunque iniziativa culturale e sociale anche a carattere umanitario, che tenda a sollevare e comunque a valorizzare l'animo umano in tutte le sue forme ed espressioni.

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